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venerdì 19 febbraio 2010

TELEVENDITORI TRASH parte 4: ROBERTO "BAFFO" DA CREMA

Qui siamo di fronte a un vero e proprio idolo. Non ce n'è signori, il baffo ha segnato indelebilmente la storia delle televendite italiane. Anche conosciuto come il "televenditore asmatico", baffo da crema ha raggiunto una notevole fama televisiva grazie alle sue televendite a dir poco spasmodiche e buffonesche, sempre condite da tiri di ogni sorta: pugni sbattuti con violenza sul tavolo e continue perdite di fiato (ripreso immediatamente grazie a rumorose boccate d'aria inspirata frettolosamente) ne hanno fatto un personaggio inimitabile, e poco importa se spesso gli oggetti che tentava di piazzare fossero trapei di scarsa qualità come gli "watch", una pietosa imitazione degli orologi Swatch, la tuta dimagrante ("della Nasa"), la scala snodabile, le camicie, i giubbini da lui denominati "in pelle-e-e" (ecopelle), gli sconosciuti (per un buon motivo) orologi sovietici Raketa, made in gulag siberiani e col cinturino fatto interamente in pelle di prigioniero politico, pentole, scarpiere inutili, e così via. Quando presentava il baffo, l'oggetto della televendita che interessava al grande pubblico era proprio lui, il conduttore, e non la modesta ciavarìa che finiva per fargli da contorno.





Resosi conto che ormai delle televendite poteva benissimo farne a meno vista la fama acquisita, il baffo tenterà la carriera nel mondo non meno truffaldino dello spettacolo, con risultati non certo trascendentali. Poche comparsate in film comici di livello infimo, finirà per farsi riconoscere in tutta la sua boaraggine al reality "La fattoria" porconando tra una badilata di letame e l'altra, e finendo per farsi cacciare. Fenomenale.

Della definitiva caduta di stile del baffo è diretto testimone il sottoscritto, che l'ha intravisto durante una visita ad una mostra di manifesti pubblicitari a Milano al castello sforzesco. Vestito in stile medioevale assieme a un deficiente ex giocatore - mascotte del Cervia, impiegava il tempo firmando autografi e rendendosi ridicolo pubblicizzando pentolame all'aria aperta, circondato dai passanti divertiti. Ovviamente lautamente pagato. Che tristezza però...ciononostante, la fama permane, continua ancora a vivere di rendita, grazie ai successi clamorosi delle sue vecchie televendite trash.

Dio non scorda i suoi eroi. Il pubblico neanche...



Il baffo e quell'emerito cretino di Gullo. Che tristezza...

domenica 14 febbraio 2010

TELEVENDITORI TRASH parte 3: WANNA MARCHI

Conosciuta anche come "la teleimbonitrice" (il che è tutto dire), la Marchi vanta un curriculum di tutto rispetto: condannata a dieci anni di reclusione per bancarotta fraudolenta, per truffa aggravata e associazione per delinquere finalizzata alla truffa a seguito di trasmissioni televisive in cui si raggiravano alcuni telespettatori.

Niente male. Che dire di lei, le sue televendite sono una chiara critica alla gestione dei manicomi negli anni trascorsi, quando evidentemente si tendeva a tenere rinchiuse persone anche con lievi problemi psichici per poi lasciare a piede libero, oltretutto per tv, folli da esorcizzare come lei. Fin da inizio carriera urla e strilli acutissimi sono un elemento caratterizzante del suo modo di comunicare, unito ad una manifesta tendenza ad esercitare diktakt in stile neonazista ai telespettatori, come il celeberrimo monito "d'accordoo?!?" per ottenere il tacito assenso del malcapitato spettatore. Lingua molto schietta, per usare un eufemismo ("3 trattamenti che lavoreranno sul vostro corpo cancellando e mangiando,peggio dei piranha,tutta la vostra carne lardosa e grassosa!"), evidenti deliri, strepiti e grida tali da rompere i vetri, come poteva un personaggio del genere non arrivare al successo?!? Ovviamente TUTTO quello che pubblicizzava era un truffa colossale, a partire dal mitico "scioglipancia" che la rese famosa (sigh...).





Già arrestata nel 1990 per concorso in bancarotta, fallita anche come imprenditrice individuale, si dedicò completamente alle televendite e ai messaggi promozionali, coinvolgendo nel suo operato anche la figlia Stefania Nobile, totalmente folle come lei, e il fantomatico mago brasiliano Mario Pacheco Do Nascimento. Pubblicizzava numeri fortunati per il gioco del lotto, talismani, amuleti e kit contro le influenze maligne, sfruttanto gli emeriti imbecilli che le davano corda. Nel 2006, soltanto dopo un servizio di Striscia la Notizia (sigh...), le autorità italiane si decisero a mettere fine a queste onerose truffe/pagliacciate televisive, e ad avviare procedimenti giudiziari nei suoi confronti.



Vanna Marchi e la società per cui lavorava instillavano il terrore di essere perseguitati dalla sfortuna (anche con minacce) agli imbecilli sopracitati, fornendo bustine di sale e rametti d'edera che secondo "specifici rituali" dovevano dimostrare se il pandolo di turno era affetto o no da malocchio. Se per esempio, il sale non si fosse sciolto in acqua, allora il malocchio c'era, e bisognava combatterlo con costosissimi rimedi made in Wanna Marchi(!) Spiegazione: il sale ha dei limiti di solubilità, e se l'acqua è eccessivamente salata è normale che si depositi sul fondo. Proprio quello che accadeva. I "magici" rametti d'edera erano recisi da una pianta nel cortile degli uffici societari!

Condannata a 9 anni e 6 mesi di reclusione, ora in teoria Wanna Marchi dovrebbe essere in galera. In realtà, è stata vista servire ai tavoli del bar del fidanzato della figlia Stefania in Via Napo Torriani a Milano intrattenendo clienti.

venerdì 12 febbraio 2010

TELEVENDITORI TRASH parte 2: ROBERTO ARTIGIANI

Roberto Artigiani, pioniere riconosciuto di ogni piazzista televisivo, popola da una vita il desolante panorama delle emittenti televisive private, dove da decenni presenta bidoni allucinanti spacciandoli per oggetti moderni e indispensabili. Ha inanellato un'impressionante serie di "successi" promozionali quali il Magic Harry, un pettine - rasoio di dubbia utilità, il Power Player Super Joy, una sorta di tarocco del Nintendo 64 contenente tutti i più vecchi e sorpassati videogiochi della storia (rifiutati persino all'epoca della loro uscita) ma che risulta estremamente economico, contiene mille giochi (73 per essere precisi, ma siamo lì, uno più uno meno, non serve star lì a trovare il pelo nell'uovo!) e permette di evitare tutte quelle complicatissime operazioni come inserire il disco(!!), e la variante più moderna Mega Power, che è la stessa cosa solo che ha l'incredibile e fantascientifica opzione "joistick con vibrazione", impensabile per qualunque videogiocatore del ventunesimo secolo. Per non parlare della pietosissima pancera, e del triste tentativo di rifilarla alle persone sovrappeso con l'antichissimo e fasullissimo obiettivo di rimetterle in forma senza fare nulla (come non ricordare altri penosi tentativi similari nella storia delle telepromozioni come l'elettrostimolatore Tesmed o la pedana con le fasce vibromassaggianti?). E molto altro. Insomma, ha presentato e piazzato per anni e anni qualunque cosa inutile la mente umana avesse prodotto, con quel suo tono suadente e navigato, quasi fosse un nonno buono a cui è impossibile non dare fiducia, che consiglia caldamente ciò che presenta per il bene dei suoi amici consumatori che da tanti anni accompagna fedelmente nell'acquisto, a detta di lui, di prodotti sempre intelligenti e utili.



Fortunatamente l'incredibile natura trash delle suddette telepromozioni si manifesta fin da subito, e le immagini che accompagnano le parole di Artigiani lo contraddicono impietosamente, mettendo in evidenza le oscenità che svergognatamente propone come affare a tutti quei poveri ingenui pandoli che per i motivi sopracitati restassero ammaliati dalla sua parlantina.

martedì 9 febbraio 2010

TELEVENDITORI TRASH parte 1: SERGIO BARACCO

Apro questo post con una dovuta richiesta di scuse da parte mia: non sono riuscito durante tutta questa settimana ad occuparmi del blog per via degli esami che sto preparando. Lo so che non ve ne frega nulla e che probabilmente sareste stati anche meglio se questo post non fosse uscito, ma tant'è, lo sto scrivendo proprio ora, e per vostra sfortuna sarà il primo di una miniserie di post dedicati agli storici televenditori trash che hanno popolato l'ultimo decennio di televisione. Contrattempi permettendo, ovvio.

Il primo è totalmente dedicato ad un eroe delle telepromozioni e televendite urlate, delle ladrate perpetrate spudoratamente via etere, di quel modo così affabulatorio e cialtrone di prendere per il culo gli ingenui telespettatori che passavano il tempo di fronte alle sue televendite di gioielli/pezzi di vetro su Telemarket, per oltre un decennio. Sto parlando dell'inimitabile Sergio Baracco.

Sergio Baracco è stato nel bene e (soprattutto) nel male protagonista della tv italiana e del suo modo di fare comunicazione: i suoi modi di volta in volta sempre più ridicoli ed esagitati hanno ispirato persino due emeriti cretini che vedrei volentieri colare a picco coi piedi nel cemento come i Fichi d'India, il mitico "vubino Buvman" da lui smerciato in varie occasioni assurge ad autentica icona del decennio appena trascorso, comunicativamente parlando s'intende. Il suo caratteristico cambio di tono della voce nel momento in cui l'annuncio o l'offerta presentata raggiungeva il culmine del vantaggio (furto) proposto ha fatto scuola, e ci manda ancora oggi in visibilio il solo risentire quella rapida variazione, da ossesso a calmo e flemmatico, e viceversa, il tutto in un unico, meraviglioso, aulico attimo di paradiso! Godetevi le sue migliori performance, direi che parlano da sole.

martedì 2 febbraio 2010

ZANATTA VETRO - l'importanza delle donne nude nel messaggio pubblicitario



( "Il mio portoncino era poco luminoso" se se...!!)

In tema di pubblicità eterne, eccone una che per longevità non è seconda a nessuno, e non c'è di che stupirsi visto che il perché si capisce subito. Infatti quei buoni e vecchi pubblicitari pervertiti che l'hanno ideata e realizzata hanno trovato la formula vincente per il messaggio pubblicitario perfetto. Un secolo di corrente scientifica applicata alla pubblicità, con varie formule ideate per durare nel tempo ma che poi vanno sempre ritoccate, riviste nel corso degli anni, modelli strategici (AIDA e DAGMAR, e altri ancora) sempre nuovi ma in realtà già vecchi al momento dell'ideazione... no no, tutto tempo sprecato, energie buone per lavorare i campi gettate alle ortiche.

La soluzione per la pubblicità perfetta è: DONNA NUDA IN PRIMO PIANO SEMPRE E OVUNQUE ANCHE SE NON C'ENTRA UN CAZZO, poco importa.

Non si spiegherebbe altrimenti la notevole durata temporale del suddetto messaggio pubblicitario, tanto che si sprecano battute sull'ormai probabile anzianità della ragazza che nello spot ci illustra con ammirevole dovizia di particolari le straordinarie doti dei vetri e delle porte vetrate Zanatta.

Certo, le agenzie pubblicitarie che ricorrono a stratagemmi di questo tipo per attirare l'attenzione possono incorrere nel rischio che l'attenzione del pubblico si concentri tutta sulla pubblicità e poco o niente sul prodotto. Ma sempre Zanatta Vetro ha trovato la soluzione anche per questo: basta mandare e rimandare lo stesso spot e la stessa donna nuda per n volte, all'infinito, per anni e anni, fino a quando il pubblico ormai rincretinito dallo stesso spot, al solo sentir parlare di "Zanatta Vetro" fa in automatico l'associazione con "donna nuda", connubio sicuramente fortunato poiché salta alla mente in un batter d'occhio e il successo è garantito (un pò come la teoria del condizionamento di Pavlov, per chi se ne intende un pò di psicologia: Pavlov in un suo esperimento fa in modo che un cane associ l'accendersi di una lampadina con l'arrivo di cibo, portandogli da mangiare ogniqualvolta per l'appunto accendeva la lampadina. Il risultato è stato che il cane si metteva a salivare in attesa del cibo anche soltanto quando si accendeva la lampadina, senza che Pavlov glielo portasse realmente).

Il trash è comunque evidente anche in questo spot: quale ragazza, appena svegliatasi (naturalmente con le tette al vento, il pigiama è un optional), non si alza e si dirige ad accarezzare il vetro della finestra della camera (ovviamente priva di qualsiasi tenda)!? Quale ragazza nel bel mezzo della notte, incapace di prendere sonno, non si alza tutta nuda, ridendosela di gusto, per andare a baciare la porta vetrata di casa?!?

E' evidente che una ragazza nuda come testimonial sarebbe più coerente in uno spot di intimo femminile, non certo in uno di vetri. Ovviamente questo è un ragionamento ingenuo che fanno soltanto coloro i quali non hanno compreso la formula matematica per il successo delle pubblicità precedentemente indicata, e sperimentata con successo per lustri e lustri dalla Zanatta Vetro, al quale va l'onore al merito da parte di tutti noi aspiranti pubblicitari. Un'importante lezione che ricorderemo in futuro!



(ecco, il lato B della Hunziker in questo caso, oltre ad aver reso famosa l'azienda di intimo Roberta, aveva un senso.
Peccato che non la rivedremo più. Roberta è fallita. Si vede che non hanno avuto culo...)

venerdì 29 gennaio 2010

"Pennellone" Cinghiale

"Non ci vuole un pennello grande, ma un grande pennello!"



Doppi sensi a parte, ecco una pubblicità fatta a regola d'arte per essere ricordata in eterno. In auge più o meno da 20 anni(era da tempo che volevo scrivere "in auge" su un mio blog), l'azienda ha anche provato a cambiarlo, ma senza successo. Nel frattempo l'imbianchino che trasportava in bici (con le ruotine!) il pennellone, ovvero l'attore Vincenzo De Toma, è morto e sepolto già da alcuni anni.

Gli elementi trash di questo mitico spot sono evidenti: la pietosa figura di quell'uomo che trasporta sulla schiena un pennello enorme, in mezzo al traffico milanese (da collezione le auto che circolano), in bici con le ruotine, con una faccia ebete (sinceri complimenti all'attore, evidentemente davvero bravo: non è facile apparire così idiota, nemmeno provandoci) che risalta soprattutto al momento di rispondere all'alt del vigile (ovviamente vestito all'inglese in una città italiana), che giustamente chiede spiegazioni.
L'analogia è degna del miglior genietto di seconda elementare: "Devo dipingere una parete grande, e ci vuole il pennello grande!"
Nella storia della pubblicità la replica del vigile: "Non ci vuole un pennello grande, ma un grande pennello! Cinghiale!" e tira fuori un pennello Cinghiale che probabilmente tiene sempre appeso alla cintola, per ogni evenienza, come tutti i buoni vigili regolatori del traffico dovrebbero fare (!).
La voce fuori campo rincara la dose, nel caso non si fosse capito: "Cinghiale: la grande marca!" (proseguono i riferimenti alle misure grandi, tutte trovate sempre degne del medesimo genietto di seconda elementare, o anche di un pornostar).

Inutile dire che una pubblicità come questa ben si presta ad ogni possibile genere di parodie e rivisitazioni, uno in particolare:



In conclusione, il "grande pennello" ha collezionato innumerevoli citazioni, che ne hanno ulteriormente accresciuto la fama. Pare che anche il pornodivo Rocco Siffredi lo abbia realmente parafrasato in un suo film. Potere del Pennello! (Di cinghiale).

domenica 24 gennaio 2010

Derby

Visto che stasera andrà in scena il derby della Madonnina tra Inter e Milan, mi pare giusto dedicare uno spazio a tale evento mediatico, sempre al centro dell'attenzione e notevole spunto per quanto riguarda la comunicazione in ogni sua forma. Tuttavia in questo post intendo dare risalto a un tipo di comunicazione un pò differente da quella trattata sinora, ma ugualmente trash.

Ultimamente infatti sta prendendo sempre più piede anche nelle tv di una certa rilevanza la "novità" (abbastanza relativa, esiste ormai da un pezzo) dei commentatori-tifosi, ovvero commentatori assolutamente faziosi e sfegatati che commentano le partite in maniera totalmente imparziale, favorendo le azioni della propria squadra e lasciandosi andare ad esultanze quantomeno ridicole in occasione di ogni gol. Tutto ciò è fenomenale, per quanto trash si possa senza dubbio considerare, una telecronaca raccontata da questa gente è in grado di far sbellicare dalle risate anche gente che d calcio non ne capisce una mazza.
I re di questa sempre più seguita ed apprezzata tipologia di comunicazione hanno i nomi di giornalisti sportivi affermati (ovviamente! Si tratta pur sempre di comunicazione televisiva) quali Carlo Pellegatti, Christian Recalcati, Tiziano Crudeli (quest'ultimo in particolar modo li fresa tutti, i pianti e gli sfoghi al quale sovente si lascia andare nel corso di un match sono roba dell'altro mondo). Qui sotto propongo i telecronisti di una trasmessione in onda sulla rete locale Telelombardia, e ripresa da altre reti locali di altre regioni, ad esempio Antenna 3 qui nel nordest: il nome del suddetto programma è QSVS, acronimo di Qui Studio A Voi Stadio. Nello specifico, il video mostra le reazioni dei commentatori durante scorso derby di Milano, vinto largamente dall'Inter con il punteggio di 4 a 0. Per quanto indiscutibilmente trash, bisogna dire che sono favolosi!



(il milanista dal volto funereo si chiama Cristiano Ruiu, l'interista esagitato invece Gianluca Rossi. Quando non ci sono le partite della loro squadra del cuore da commentare, sembrerebbero perfino delle persone normali)

mercoledì 20 gennaio 2010

PARIS HILTON INSEMENÌA

Nuova puntata di Pubblicitette, nuovo argomento: la reginetta delle notiziole trash e dell'idiozia, Paris Hilton. Questa simpatica ereditiera sfondata di schei, molto roja e assolutamente incapace di fare qualsiasi cosa preveda l'uso del cervello, è (non a torto, aggiungerei) finita nei cartelloni pubblicitari non ancora occupati di una compagnia pubblicitaria neozelandese. I suddetti cartelloni recavano l'immagine del volto di Paris Hilton e la scritta "Vacant", (vacante), a sottolineare contemporaneamente il fatto che fossero liberi da manifesti (quindi affittabili) e la mancanza di cervello della Hilton.



Trovata fantastica che ha divertito molto i neozelandesi. Meno la Hilton, i cui legali probabilmente vorranno fare un culo grande quanto una cisterna di fertilizzante alla Media5, così si chiama la compagnia pubblicitaria in questione.
Quelli di Media5 sostengono di non avere utilizzato l'immagine della Hilton per trarne profitto (tecnicamente, infatti, per trarne un profitto, essi devono prima rimuovere l'immagine della Hilton, per poi sostituirla con quella proposta dal committente).

Secondo un portavoce della compagnia, qualora fossero stati contattati dai legali della Hilton, avrebbero senz'altro rimosso tutti i cartelloni incriminati, non volendo in alcun modo offendere nessuno. Tranne la Hilton...che tanto se lo merita, essendo insemenìa.



Giornalista: "Signorina Hilton, cosa ne pensa dell'ultimo post di Genzio che le da dell'insemenìa?"
P.Hilton: "Squeak!"

domenica 17 gennaio 2010

PREMIER BAGNI E L'ANZIANO CHE SOFFRE

"Quando entrare ed uscire dal bagno diventa difficile, rivolgetevi alla Premier bagni, per richiedere la gamma di vasche in cui si entra camminando".



L'incipit dello spot qui proposto è quantomeno storico: la smorfia di dolore dell'anziano che tenta pietosamente di uscire dalla vasca ha diviso noi tutti, tra chi provava pena e compassione per quel povero derelitto e chi invece lo mandava platealmente a piantare patate, stanco delle sue espressioni sofferenti. Non è questo lo spazio dove lanciarci in una discussione e/o confutazione delle argomentazioni proposte dallo spot a sostegno dei benefit del prodotto (la vasca in cui si entra camminando, ma per piacere: e quando l'anziano deve uscire cosa fa, è costretto ad aspettare che l'acqua scenda giù del tutto per lo scarico se non vuole allagare il bagno, restandosene suo malgrado dentro la vasca, nudo e al freddo??), ma un analisi obiettiva della pubblicità non si può negare.

La smorfia di dolore dell'anziano che tenta di uscire, la cui enorme fatica risalta talmente esageratamente la scomodità di una normale vasca da rasentare il ridicolo, contribuisce a rendere questo spot un esempio di trash assoluto. Viene quasi spontaneo chiedersi chi mai gliel'abbia fatto fare di umiliarsi così in una pubblicità, spero almeno che il compenso fosse adeguatamente lauto! Per non parlare del sorriso compiaciuto che ci rivolge mentre la telecamera lo riprende nell'atto di sciaquarsi beatamente all'interno della premier-vasca: è proprio arrivati a questo punto che gli appartenenti alla seconda categoria sopra citata invitano caldamente l'anziano a piantare patate per il resto dei suoi giorni.

Quantomeno la voce maschile calda e roca tenta di infondere fiducia al pubblico che segue con una qualche minima parvenza di interesse lo spot, ma il finale è da brividi: "Chiamate il num ..., OGGI stesso, per richiedere la brochure gratuita A COLORI!" (marcatamente sottolineato dal tono di voce).

Vabbè che il presente spot ha la sua età, ma maria santissima...tenendo poi conto che è stato riproposto anche recentemente (si parla di due - tre anni fa) in alcune trasmissioni molto seguite dal pubblico avanti con l'età (Forum su tutte), il fatto che si promuova la brochure a colori come qualcosa di innovativo e stupefacente è veramente desolante...

venerdì 15 gennaio 2010

ANGELO RAMPON E I SUOI SPOT VENETI

Pubblicitette entra nel vivo con gli spot boari di Rampon Mobili, periodicamente in onda su emittenti locali e famosissimi in tutta la regione per il loro stile profondamente trash ma divertente e di successo proprio per questo. Oo bea!

Eora, scomissiemo col spot de Rampon che svoda el capanon, che cussì no se sbalia mai.



Andiamo a fare un'analisi del perchè uno spot come questo ha successo, cosa evidentissima tra l'altro: gli spot Rampon sono un mix di boaraggine (fortemente associabile al buon Angelo), diaeto veneto, avvenimenti altamente improbabili (le persone che si accalcano all'entrata del "capanon" gridando "urta!", quello che tira via il tavolino dov'è posato Angelo mentre parla, i mobili che spariscono ancor prima di essere stati costruiti come afferma sempre Angelo, la sedia tirata dietro ai clienti dal tetto dell'edificio), musiche a dir poco comiche, il tutto sapientemente mescolato da una regia attenta ad esaltare il lato umoristico della pubblicità e il forte "carattere regionale", se così possiamo definirlo(!). Nessun altra pubblicità veneta si avvicina a quelle di Rampon, sia per improbabilità degli avvenimenti sia per comicità generale, pertanto ne consegue un successo inevitabile.

La palese impossibilità nel verificarsi degli eventi proposti dagli spot Rampon risulta ancora più evidente nel seguente spot, un pò più datato del precedente, dove si raggiungono picchi di comicità e buffonaggine inarrivabili!



Non so nemmeno da che parte iniziare ad analizzare questo video, direi che è assurdo in tutto!! A cominciare da ciò che succede alla balela protagonista, esasperata perchè quando passa il treno le ante di TUTTI i mobili si aprono COMPLETAMENTE così da far cadere tutto(!). Il mobiliere è un ebete palese, con dei baffetti a metà tra Charlie Chaplin e Adolf Hitler, arriva in casa di corsa e non riesce a frenare, ANDANDO ADDOSSO ALLA SIGNORA (cosa che sembra non dispiacerle più di tanto). Per risolvere la situazione, SI CHIUDE NELL'ARMADIO aspettando che il treno passi per ovviare al problema!! OVVIAMENTE il marito della donna (lo stesso pandolo che si affacciava dal tetto dell'edificio nello spot di prima) torna a casa prima e LA PRIMA COSA che fa è aprire proprio l'armadio dov'è chiuso il mobiliere, in cerca di cibo! La vicenda si conclude di conseguenza, in maniera tragicomica.

E' evidente finora che più che esserci, ci fa. Ma la cosa spettacolare arriva quando il buon Angelo fa la sua comparsa: "...E SE VOLETE EVITARE QUESTI INCONVENIENTI che avete visto..." MA COSA?!? Ma da quando un mobiliere si chiude dentro un armadio aspettando che passi un treno per risolvere un problema del genere?!? E' tutto assurdissimo, il che risulta evidente anche al più idiota dei telespettatori, ma proprio per questo il divertimento è assicurato!

Per concludere, non si può non provare pietà per quella "lavastuvilie clase A" che Angelo Rampon tortura a suon di sberle e manate (3) nel tentativo di promuoverla come affare qualora si fosse acquistato un mobile Rampon, dubito fortemente che funzionasse ancora a spot terminato...

giovedì 14 gennaio 2010

Natale ad Ottobre

Prima di seguire il filone trash che caratterizza questo blog, mi permetto di fare una piccola considerazione personale sul Natale appena trascorso. In pratica, mi levo via dei sassolini dalla scarpa. Posso permettermelo in quanto questo blog E' MIO, e che cazzo!

Mi sono sempre distinto nella mia vita da tutti quelli che osannavano soltanto la stagione estiva, senza ammettere eccezioni, mare sole e via dicendo. Ho sempre trovato affascinante l'inverno (senza comunque nulla togliere alla bellezza dell'estate, con la quale concordo), soprattutto per l'atmosfera natalizia e in generale di festa che ne condiziona la primissima parte.

Il Natale è splendido, uscire la sera tra luci e alberi luminosi dappertutto da sempre mi colpisce particolarmente. Ho perso il conto di quante volte, da piccolo, quando ci trovavamo in macchina coi miei, dal sedile posteriore io e mio fratello ci appiccicavamo ai finestrini facendo a gara a chi contava più alberi. E' l'atmosfera magica del Natale che giustifica tutto ciò. Già, del Natale. Che condiziona il mese di DICEMBRE, stando alla tradizione e al calendario, con le quattro settimane d'avvento prima e il culmine che si ha il 25. Non inizia a farsi sentire DA OTTOBRE, dio santo!

Ora, l'aspetto che più comunica l'atmosfera natalizia riguarda come già detto i vari addobbi, le ghirlande, le lucine, gli alberi, e via dicendo. Che senso ha impestare gli edifici di tutte queste cose prima del tempo? Per dire, nel centro commerciale dove lavoro il fine settimana, hanno appeso le decorazioni natalizie in pompa magna a fine ottobre. E già da metà di quel mese si respirava la suddetta atmosfera, e secondo la mia modesta opinione, è una cosa orribile.

La si può considerare una strategia comunicativa?? Visti i tempi di crisi che corrono, tirarla per le lunghe in modo da invogliare la gente a muoversi prima per fare acquisti, sapendo che tanto nel periodo a ridosso delle feste ci sarà comunque il pienone?? Può darsi, ma se devo dare il mi parere tutto ciò non fa altro che dare un senso di saturazione, di esagerazione, di "non se ne può più!" che è veramente spiacevole constatare nei confronti del Natale, che è una festa magnifica. Io personalmente non ne potevo veramente più, e mi sono sinceramente sorpreso nel constatare, andando al lavoro l'altro giorno, il mio senso di liberazione, di soddisfazione nel vedere tutto spoglio e nuovamente libero da decorazioni, addobbi e varie che hanno davvero oltrepassato il limite della sopportazione. 3 mesi di atmosfera natalizia lo farebbe pensare a chiunque a mio avviso. O mi sbaglio?



(nella foto: quel genere di decorazioni natalizie che ci andrebbe benissimo vedere già da ottobre)

mercoledì 13 gennaio 2010

CHE CI FATE QUI?

Salve a voi, egregi visitatori. Mi sorprende che non abbiate niente di meglio da fare che visitare il mio blog (che sò, zappare campi o bearare piante). Comunque sia, cercherò di spiegarvi con quale finalità questo spazio è stato creato. No, non è per insozzare spazio web altrimenti malinconicamente vuoto, avete sbagliato; questo blog parla di comunicazione, in senso stretto e in senso lato, ovvero toccando anche temi che magari a prima vista poco centrano ma che grazie ad esaustive (esaustive?) spiegazioni troverete perfettamente coerenti con il tema proposto.

Pubblicitette, così si chiama questo blog, propone tutto il meglio (se così si può definire) e il peggio, il ridicolo, l'inusuale della comunicazione in generale, a titolo esemplificativo. Pubblicitette è un blog fresco, non si dilunga in spiegazioni infinite e dettagliate di argomenti tecnici palesemente copiate e incollate da qualche altro sito. Punta a divertire, con fare ironico, a dimostrare, a parlare in maniera diretta con voi che state perdendo diottrìe davanti al monitor per leggere ciò che sto scrivendo. Il titolo non richiama nulla di scabroso o indecente, semplicemente è un modo per attirare l'attenzione come ogni pubblicità o prodotto comunicativo deve fare se vuole farsi notare e vendere, e me ne frego altamente del senso etico. Se vi piace così, seguitemi pure, altrimenti la porta del bagno sta a cinquanta metri alla vostra destra, quindi andateci.